La mia Barcellona e quella di Gaudí, l’architetto della natura. Parte prima

 

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A Barcellona non c’ero mai stata, ma appena l’ho intravista me ne sono innamorata.  Avete presente il colpo di fulmine? Quando la prima cosa che pensi  è “ lo so che siamo fatti l’uno per l’altra” e anche se  può capitare che per moltissimi motivi resti solo una relazione platonica, dentro di te lo sai che poteva funzionare e anche bene.

E così è stato con Barcellona, che viene annotata sulla lista delle città in cui mi piacerebbe vivere, anche se il tempo non è stato clemente con pioggia ininterrotta per tutto il tempo, anche se ho camminato fino a sentire che i piedi si muovevano per inerzia, anche se a fine aprile in Spagna faceva freddo, molto freddo e io di certo non mi ero attrezzata per gli ultimi sprazzi di inverno ma per i primi cenni d’estate.

L’ho amata anche così perché è una città che ti entra nel cuore, affascinante e coinvolgente. Perché a ogni angolo ero rapita da palazzi meravigliosi, che immaginavo abitati da istrionici pittori oppure vecchie poetesse tristi e perché piena di deliziose vie alberate. L’ho amata perché ovunque si respira Gaudì e  il mio piccolo viaggio alla scoperta di questo genio dell’architettura che credeva che “ Il grande libro, sempre aperto e che dobbiamo sforzarci di leggere, è quello della Natura”  inizia dalla Sagrada Familia.

Appena il mio piede ha varcato la soglia di quest’opera, seppur ancora non finita, mi sono sentita non in una chiesa ma in un bosco incantato con tanto di alberi, foglie, fronde, fiori e chiocciole che scendono lente dalle colonne.

sagrada_familia_interno

Tutto è un richiamo alla vita che ci circonda, persino le guglie che si ispirano al finale dei castelli di sabbia. Avete presente quando  i bambini  lasciano scivolare la sabbia bagnata dalle mani?

sagrada_familia_esterno

L’opera di Gaudì invade la città non solo nelle opere religiose ma soprattutto nelle case: Casa Milà, Casa Calvet e lei, casa Battlò, dove l’architettura si piega alle leggi della natura e dove la nostra immaginazione è lasciata libera di interpretare, libera di sognare. Un drago,  la schiena di uno strano  animale, squame di un pesce oppure bocche spalancate che sbadigliano.

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E anche in questo caso l’ effetto UAU è assicurato. Ve lo dico. Quasi irreale.

Un cortile centrale che richiama il mare e i suoi elementi, prese per l’aerazione dell’edificio come se fossero le branchie di un pesce.

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E nessuna linea retta.

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Occhi che guardano Passeig de Gràcia ricca di fastosi palazzi,  simboli di una borghesia che agli inizi del ‘900 faceva a gara per mostrare il proprio benessere.

casa_battlò_interno

In un viaggio che accompagna il visitatore dalla meraviglia dei saloni di rappresentanza alla soffitta, vera ossatura di questa casa che sembra respirare e che nasconde in ogni più piccolo angolo una sorpresa.

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Lasciata Casa Battlò, la mia giornata si è conclusa alla scoperta del Palau de la Música Catalana opera non di Gaudí ma del suo rivale Lluís Domènech i Montaner, altro esponente del Modernismo Catalano, corrente artistica che permea tutta la città.  Tappa che quasi quasi volevo saltare ma che per fortuna invece ho deciso di visitare.

Mi sarei persa infatti la ricchezza della facciata esterna

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e degli interni con i meravigliosi soffitti (amo fotografare soffitti e pavimenti)

palau_musica_catalana_interno

e con  particolari di nuovo ispirati alla natura

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Alcuni consigli:

E’ facile muoversi a Barcellona con i mezzi pubblici grazie ad una rete metropolitana ben ramificata. Il carnet da 10 corse è l’ideale se come me avete in programma un viaggio di due/tre giorni.

Per scoprire la vera Barcellona vi consiglio una tappa anche nei quartieri meno turistici. Ad esempio El  Poble-Sec dove vi sarà possibile capitare in bar e ristoranti frequentati solo da catalani e scoprire così la vera anima di questa città.

Se vi piacciono i parchi poi non perdete il prossimo post, dove nella seconda parte del viaggio vi porterò alla scoperta di Parc Güell.

 

Foto: made only with iphone