Non sprechiamo l’acqua pubblica per innaffiare: l’esempio degli ozzies

Tank water in useQualche giorno fa, parlando con un professore originario di Brisbane, gli ho esposto la mia curiosità riguardo ai tank water, ovvero le cisterne per l’acqua che qui si trovano quasi in ogni giardino, sia pubblico, sia delle abitazioni private. Il fatto che più ha suscitato il mio interesse è che i possessori di tank water espongono cartelli come quelli che vedete nelle foto, in modo che tutti i passanti possano sapere che quel giardino è dotato di cisterna per l’acqua piovana.

Perché?

Il professore mi ha spiegato che si tratta di un’usanza abbastanza recente, iniziata dopo la grande siccità che ha colpito Brisbane un paio di anni fa.
Allora infatti il governo del Queensland aveva caldamente invitato tutti i cittadini a smettere di innaffiare i propri giardini per non sprecare le riserve del preziosissimo oro blu che si andavano giorno dopo giorno prosciugando.

Beh, dovete sapere che gli australiani ci tengono davvero al loro fazzoletto di terra verdeggiante! Per via della grande disponibilità di spazio e della bassa densità di popolazione, infatti, quasi tutte le case anche nelle città sono unit (villette) con un giardino che va dalle dimensioni del classico backyard inglese a veri e propri parchi.

Vi immaginate le anziane signore che vedevano seccare i fiori senza che potessero dedicare loro le abituali cure? E i seguaci del cibo organico -che qui sono molti- che assistevano all’appassire di cavolfiori, pomodori e rosmarino e si trovavano costretti a fare scorta di provviste al supermercato?

E così capitava che, nottetempo e in punta di piedi, qualcuno uscisse di soppiatto e innaffiasse il giardino.
Mi è stato spiegato che addirittura arrivavano telefonate agli uffici del governo da parte di persone che avevano iniziato a denunciare veri o presunti sprechi d’acqua da parte dei vicini!

Insomma, in questo clima di “terrore” da siccità è iniziata non solo la corsa all’acquisto e conseguente installazione dei tank water nei giardini, ma anche l’abitudine ad esporre orgogliosamente il cartello sulla staccionata del suddetto giardino. Come dire: “Non pensate che sia un cittadino irrispettoso delle risorse pubbliche. L’acqua per i miei fiori è autoprodotta e 100% ecosostenibile!”rainwater in use

Molti australiani hanno anche un Grey Water Plant, ovvero un impianto che ricicla l’acqua utilizzata in cucina, la purifica e la rende disponibile per i lavori di giardinaggio.

So che nelle sovraffollate città italiane la realtà è differente e che i nostri piccoli orti verticali dove ci affatichiamo a coltivare qualche pomodoro o qualche zucchina non richiedono certo un’intera cisterna d’acqua, il cui acquisto è peraltro costoso (circa 2mila dollari più il costo di installazione).

Il messaggio vuole però essere un altro.
Avete mai pensato a quante volte lasciamo scorrere nel lavandino l’acqua di cottura degli alimenti, quando potrebbe essere un ottimo modo per innaffiare e concimare al tempo stesso le nostre piantine da terrazzo? L’acqua di cottura dell’uovo, ad esempio, è ricca di calcio, mentre quella della pasta o del riso contiene amido…tutti eccellenti concimi naturali!

Anche l’acqua di bollitura delle verdure può essere recuperata, anche se nel mio caso preferisco utilizzare la pentola a pressione, che mantiene intatto il valore vitaminico degli alimenti. La poca acqua che avanza dalla cottura a pressione di solito la raccolgo in una tazza e, una volta raffreddata, la bevo come se fosse un decotto… non storcete il naso, se la verdura è saporita e fresca il gusto è buonissimo!!!