Pretendiamo tutti la doggy bag, che diventi anche da noi un’ abitudine diffusa

doggy-bagAl ristorante, scena tipica: il menu è pieno di cose sfiziose e un po’ per fame e un po’ per gola ordiamo più piatti. Che non vuoi assaggiare i fuori di zucca con crema di formaggio?  E come rinunciare alle bruschette miste? Arriva l’antipasto e immancabilmente una volta finito siamo praticamente sazi. Dite la verità, quante volte vi è capitato?

Come sempre non ci siamo resi conto delle porzioni, però oramai le ordinazioni sono partite e devono ancora arrivare due portate. Dopo due forchettate di pasta però decretiamo definitivamente la nostra incapacità di ingurgitare oltre.

Anche a me è successo qualche volta di non riuscire a finire quello che ho nel piatto, poche volte a dire la verità data l’educazione “tedesca” che mi è stata impartita su questo tema, per fortuna direi: NON SI LASCIA IL  CIBO NEL PIATTO, MAI! Ma anche le rare volte in cui mi è capitato c’è sempre stato Lui, che è del tipo pozzo senza fondo che se magna pure i piedi del tavolo, a soccorrermi finendo i miei avanzi.

Per non sprecare il cibo però non è giusto che qualcuno si “sacrifichi” mettendo a repentaglio linea e digestione, rischiando la nottata con cinghiale sullo stomaco. Quanto sarebbe più semplice portare a casa quel bendiddio avanzato per poterlo gustare il giorno dopo quando di nuovo saremo affamati come leoncelli?

Inutile a dirsi che negli USA e nei paesi anglosassoni è pratica comune richiedere di avere quanto resta della cena. La famosa doggy-bag, letteralmente sacchetto per il cane, che non è altro che un contenitore grazie a cui è possibile portare a casa gli avanzi di cibo, di acqua o vino. La stessa first lady americana è solita farne uso abituale.

In Italia purtroppo la doggy bag non è usanza diffusa. “E’ imbarazzante”, “Non lo fa nessuno”. E quindi? Abbiamo o non abbiamo regolarmente pagato il cibo, sia che finisca nel nostro stomaco sia che resti nel piatto? E se la fine che deve fare è quella di essere sprecato, credo che sia doveroso fare qualcosa per questa inutile perdita.

Pretendiamo tutti la doggy bag, facciamola diventare anche da noi pratica comune e che i ristoratori non storcano più il naso di fronte a questa richiesta (per fortuna oramai in pochi continuano a farlo).

Addirittura due imprenditrici italiane ne hanno fatto un business.

Sono Francesca De Bernardi ed Elisabetta Bertoldi che accomunate da una grande passione per gli animali e da un costante impegno verso le persone meno fortunate, hanno costituito una società distributrice di Doggy-Bag, il cui ricavato viene in parte devoluto in beneficenza a favore di Associazioni dedite alla distribuzione di cibo a poveri ed emarginati e all’ASL di Milano per la sterilizzazione e cura degli animali ammalati e abbandonati.

Grazie alla doggy bag di Francesca ed Elisabetta il cibo avanzato viene disposto in una pratica vaschetta dalla quale non fuoriescono né liquidi né odori e può essere trasportato in tutta sicurezza fino a casa. Contenitore e coperchio, una volta svuotati e puliti, possono essere tranquillamente riutilizzati.

Non ci sono più scuse ora, chiedere la doggy-bag non è imbarazzante anzi è cool e lo sarà sempre di più così come la volontà di non sprecare cibo e aiutare chi è meno fortunato di noi.

Tutte le informazioni su www.doggy-bag.it

Photo credits: marisamoles.wordpress, doggy-bag.it