Il capodanno settembrino

settembre

Dicono che il primo giorno di settembre sia il vero capodanno. Perché non è a gennaio, quando il freddo screpola la faccia e ancora abbiamo attaccato addosso il profumo di mandarino e panettone,  che vengono fuori i vorrei ma quando la pelle è ancora calda, colorata e profumata di sole, quando i capelli si schiariscono, sono senza forma e meravigliosi, quando il viso è disteso per le troppe ore di sonno oppure stanco per le troppo poche, è quando si è assaporata la libertà dalla sveglia, dal traffico, dai doveri, dalla città.

Proprio in quel momento eccoli, i desideri che durante l’anno restano assopiti e nascosti da tutto ciò che costruiamo intorno.

E io di liste il primo settembre ne ho sempre pronta una. La compilo ogni anno per poi perderla, dimenticarla, ritrovarla, modificarla e a volte non riconoscerla.

Perché se aprire un mio bed&breakfast al mare facendo crostate, marmellate e pane bio tutti i giorni è un obiettivo di lungo periodo e che va ponderato con una certa consapevolezza, è anche vero che a volte questa stessa cautela va scacciata per lasciare posto alla leggerezza e i desideri possono guardare un po’ più vicino.

Un pic-nic in un prato per cercare ancora quel sole che si è fatto tanto desiderare, il nuovo dolce che voglio sperimentare, correre per dare sfogo a quell’irrequietezza che ha bisogno di uscire in tutta la sua forza.

O anche solo un po’ di Shinrin-yoku in più, perché un bagno nella foresta per rigenerarmi e respirare a pieni polmoni la natura non me lo nego di certo.

E a volte basta solo immaginare che qualcosa di nuovo dentro di noi possa succedere, anche  stando sedute alle nostre scrivanie.

Diamo inizio a questo settembre e con lui a tutti i nostri vorrei.

 

crostata

pic-nic

bosco

tastiera

 

 

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