E’ questa la stagione del frutto del cachi

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E’ questione di tempo e di colore perché il frutto del cachi si riconosce da quell’arancio brillante tipico delle foglie in questo periodo, delle zucche, dell’autunno.

E’ questione di sapore e se viene definito “cibo degli dei” è perché è dolce, zuccherino e delizioso. Il fatto che questo sia la causa di una discreta quantità di calorie è un dettaglio trascurabile soprattutto ora che sono #cityrunners.

Se poi vi dico che è anche considerato l’albero della pace per un episodio particolare successo nel 1945, quando dopo la bomba su Nagasaki la pianta del cachi è stata l’unica coltura sopravvissuta, so che d’ora in poi guarderete questo frutto con altri occhi.

E’ questione di consistenza che lo rende particolare e adatto per essere mangiato al cucchiaio quasi come fosse un dessert nella versione loto di Romagna oppure essere morso come una mela nella qualità Vaniglia della Campania. Misterioso e imprevedibile tanto da essere dolcissimo se a maturazione perfetta quanto sgradevole se acerbo.

E’ questione di proprietà perché definito anche albero delle sette virtù: è longevo, crea con la sua ombra un piacevole luogo di riposo, è luogo dove gli uccelli possono nidificare,  è molto resistente ai parassiti, le foglie oltre ad essere decorative sono utilissime al terreno una volta cadute e  il suo legno è un ottimo combustibile.

Se poi in autunno soffriamo il cambio di stagione (non solo quello dell’armadio) la natura ci aiuta a correre ai ripari con questo frutto che rinvigorisce e aiuta ad affrontare al meglio questo periodo, combattendo lo stress e rimineralizzando il nostro organismo. Robetta da niente proprio.

E poi il primo albero del cachi in Italia è comparso nel 1871 nei giardini di Boboli. Un motivo in più per programmare una gitarella fiorentina.

Nel frattempo non avrò dubbi sulla mia merenda per le prossime settimane.

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