Adriana Libretti: Linfe – Romanzo Vegetale. L’ho letto e ve lo racconto. A modo mio.

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“Brucia il tasso centenario. Persino il tronco è un tizzone. Intorno, ammassi di lamiera, odore acre. Piccole macchie nere contro il cielo rosso: le cornacchie vogliono presenziare alla distruzione dei nidi. Chi avrebbe  mai immaginato che sarebbe andata così”.

Inizia  così Linfe – Romanzo Vegetale di Adriana Libretti: con  la natura che fa immediatamente percepire il ruolo da protagonista che avrà nel libro, così come lo ha in maniera indiscussa nella vita.

Ogni singola pagina di questo romanzo ci ricorda come gli alberi e la terra siano vicinissimi a noi. A volte silenziosi, a volte amici, a volte inesorabili nello scandire il corso del tempo e delle esistenze.

Margherita è uno dei personaggi principali di Linfe, nome non scelto a caso. La sua storia è la vita di una giovane donna che trova nel dialogo con gli alberi forse più amore che nel suo matrimonio e per questo piange lacrime che sanno di fiori di robinia.

Lei che si confida con il  Pinus Pinaster (Pino Marittimo) il suo vero punto di riferimento  e che dà appuntamento all’amica Tindara, il cui tragico destino è scritto fin dalle prime righe, non al bar pizzeria Centrale del paese ma sotto una quercia, una Farnia per la precisione.

Una storia corale che si svolge tra Aiucco e Strigole paesi immaginari nel profondo di una provincia dove tutti si conoscono e un cadavere ritrovato sotto un noce fa notizia più che in altri luoghi.

Una trama che, senza mai cadere nello splatter, ci conduce durante tutta la narrazione alla scoperta delle vite di tanti uomini e tante donne, sul filo della suspence. Capitolo dopo capitolo vengono alla luce le molteplici storie che si legano e si toccano a volte segnandosi profondamente: quella di Tindara e dei suoi uomini Ennio e Franco, quella di Margherita e di suo marito Moreno che prova più desiderio nel produrre vino che nell’avere un figlio dalla donna che gli sta accanto, quella di Serena Giambelli e della sua ricerca di amore, o forse solo di un po’ di calore, in Erminio il farmacista zoppo e in Jesse il giovane straniero. E poi ancora Toni il postino, Andiska la bella del paese, Gianolio, Hathor la veggente, Krishna e Alì i due pakistani.

E poi lei: la natura, la linfa della vita. Il mondo vegetale che svela inesorabile le difficoltà dei rapporti umani da cui spesso è più facile fuggire nascondendosi per non affrontare la verità di un cambiamento necessario, di un tradimento che va svelato, di una vita che va vissuta nella ricerca della felicità.

Dichiarando nel frattempo tutto l’amore al regno vegetale che così come ogni cosa ha un’ anima che va solo cercata, trovata, capita e amata così per quella che è.

“Ciao! Impossibile non notarti. Maestoso albero cosmico, amico mio, caro Fagus sylvatica. Zia Anna mi ha parlato delle tue virtù un mucchio di volte! Mi raccontava dell’uomo primitivo che si nutriva di faggiole, solo un po’ più amare delle castagne.

Le tue foglie in infusione danno sollievo, curano il respiro. E così pure la pelle dei tuoi rami. Tu curi, mi curi. Fiorito sei ancora più bello, lasciati toccare. Ti amo.”

 

 

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