Durante il solstizio d’inverno ho mangiato mandarini

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Due giorni fa. Domenica. 21 dicembre. Più precisamente nella notte tra il 21 e il 22 dicembre.  Il solstizio d’inverno. Ho letto da qualche parte che si tratta di un fenomeno determinato dalla particolare inclinazione dell’asse terrestre rispetto al sole che raggiunge la sua altezza minima rispetto all’orizzonte. La giornata più corta dell’anno. A occhio e croce quindi direi che la strada verso l’estate oramai è tutta in discesa.

Domenica ho mangiato mandarini, non uno e nemmeno due, arrivati al terzo ho perso il conto così come le mie mani tanto che la sera, dopo essermele lavate più e più volte, ancora erano impregnate dell’odore dell’inverno.

Adoro mangiare mandarini durante le giornate fredde, quelle in cui fuori ci sono cinque gradi ma la nebbia e l’umidità te ne fanno sentire alcuni sotto lo zero e tu non puoi far altro che coprirti con sciarpa e cappellino rigorosamente fatti a maglia.

Mi piace mangiare i mandarini il 25 dicembre, perché non è Natale senza la pausa delle diciotto in cui “giusto due spicchi per sgrassare”, prima di buttarci sulla terza fetta di pandoro.

Mangio mandarini perché là fuori il rischio raffreddore è dietro l’angolo e fare il pieno di vitamina C è sempre una buona idea.

E la buccia non si butta via perché ritarda l’invecchiamento e aiuta nel combattere la cellulite, che pandoro e croccante alle nocciole non è che abbiano proprio le stesse proprietà.

Mangio mandarini anche mentre scrivo questo post e ora anche la mia tastiera sa d’inverno ma del resto oggi è l’antivigilia e il #christmasmood non è mai abbastanza.

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