L’effetto di un cavolo


cavolfiore

“Questa volta decido io. E che cavolo sia. Non si tratta di un’ammonizione o di una presa di posizione. E’ solo che l’estate di San Martino è finita e Milano mi sta ricordando cosa sia il freddo e soprattutto mi ha riportato alla mente cosa sia la nebbia, quella vera, che quando parlo al telefono con mia madre lei è tutto un “ma no qui da noi al lago c’è un sole meraviglioso” mentre io sento l’umidità appiccicarsi al cappotto e al viso e alle strade che luccicano come se avesse piovuto per giorni e giorni e invece no. Di quando io ci provo anche a fare la piega ma il risultato appena esco dal portone di casa è più una massa informe ma del resto i 36 anni mi servono anche (e non solo) per amare un po’ di più quei capelli che mi ricordano come il mio albero genealogico sia composto da gente rossa e riccia.

E non hai mai notato come nel nostro cuore e sulla nostra pelle le stagioni inizino spesso in periodi differenti rispetto al calendario? Quando torno dalle vacanze, anche se è il 18 agosto, chissà com’è inizio già a respirare l’autunno e ad avere voglia di sciarpe e cappotti oversize, mentre a febbraio il profumo di primavera lo inizio a percepire anche se la neve è sul ciglio della strada ed è ancora bianca e non stanca e annerita dal passare delle macchine e del tempo. Così novembre, quando manca suppergiù un mese a Natale, per me è già inverno, inoltrato.

E inverno è il cavolo. Fiore, broccolo, di Bruxelles o romanesco non importa. E’ cavolo e lo senti addosso il suo effetto.

E non mi dire che non ti piace l’aroma, perché quello che tu chiami “odore poco gradevole” per me è profumo e poi, suvvia, basta un po’ di cannella fatta bollire in acqua ed è subito mercatini di Natale in cucina.

Non so quale sia la mia versione preferita, come quando nei film americani la domanda è “come preferisci le uova”. Io per esempio i broccoli li amo anche semplicemente bolliti con un filo di olio e mi piace mangiarli con le mani partendo dai morbidissimi ciuffi, quasi come fossero finger food solo, che nel mio caso le porzioni sono ben più abbondanti. Se però poi li fai saltare in padella, li metti insieme alla pasta di kamut e ci aggiungi un po’ di stracciatella, il pranzo della domenica si risolve in un battibaleno.

Potrei anche parlarti della mia ultima vellutata con cavolo nero e zucca ma forse la cosa migliore è cucinarla e lasciare che in bocca si sprigioni quel sapore che ricorda la Toscana e Mantova in un unico assaggio.

E poi ieri ho mangiato la giardiniera quasi tutta fatta di cavolfiori, così vintage, così acre, così tenace.

Perché se qualcosa nasce dalla terra quando fa così freddo e il clima è così ostile, quella per me è la prova che vale sempre la pena provarci e guardare oltre l’apparenza, anche se la strada è ghiacciata e scivolosa anche se il profumo all’inizio non sembra allettante, perché il traguardo alla fine ripaga di tutto”.

pasta-broccoli-stracciatella