Il mio regno per un albero di albicocche

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Come quando senti l’estate arrivare, che si appiccica sulla pelle, sul collo e sulla tee di cotone. Quei giorni di giugno che sembrano l’esatta continuazione di un anno fa, senza i mesi invernali di mezzo, come se fossi stata sempre lì con i piedi nella sabbia e con un cappello in testa intenta a perdermi nel blu del mare, con il viso che piano piano si riempie di lentiggini.

Come quando tra i sogni nel cassetto l’avere un giardino con un orto si fa sempre più largo  ma poi perché non facciamo le cose in grande e non immaginiamo direttamente un frutteto, fatto tutto albicocchi – o forse possiamo lasciare spazio a qualche mandorlo e qualche ciliegio – così invece di aspettare l’arrivo dei frutti già raccolti, potrei vederli maturare direttamente sull’albero, potrei staccare le albicocche e farci merenda sdraiata sotto i rami e le fronde, portando con me un cappello questa volta però a fare da cestino e non da protezione.

E potrei fare le marmellate con tutte le albicocche che i miei alberi produrranno, aggiungendo zucchero e succo di limone e via così a mescolare fino a che la consistenza non mi piace. E farne incetta mangiandola a cucchiai, spalmata su un pezzo un pezzo di pane oppure su torte o crostate.

O anche solo mangiarle così al naturale, nell’attesa di coronare il sogno di un albero tutto mio, che l’estate è alle porte, le albicocche sono piene di vitamina A, aka aiutano e stimolano l’abbronzatura, e io non vorrei farmi trovare impreparata.

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