Ieri sera c’ero anche io, tra centinaia di bici illuminate

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Ve l’avevo detto dove mi avreste potuta trovare ieri sera: ai giardini Indro Montanelli.

Lì tra il planetario e il museo di storia naturale, vicino a quel pezzo di pista ciclabile che non è mai abbastanza e dovrebbe essere sempre di più per coprire tutta Milano, regalando alla nostra città una mobilità nuova e a me un paio di glutei degni di Belén che a quel punto non vorrei più vedere macchina alcuna e mi muoverei sempre e solo in bicicletta.

Ieri sera ero lì e anche se non posso dire di essere entrata a pieno in clima estivo –  non foss’altro perché ancora porto l’impermeabilino con me la mattina quando esco di casa che non si sa mai –  la luna si è mostrata in tutta la sua bellezza non lasciando spazio a pioggia o nuvola alcuna e la serata era fresca quel tanto che basta da richiedere un maglione di lino o poco più.

Un percorso da Porta Venezia a Piazza Castello, costellato da facce incredule nel vedersi sfilare davanti centinaia di bici illuminate, con centinaia di campanelli che suonavano e centinaia di persone sorridenti e consapevoli che si potrebbe fare molto di più per l’Africa ma che noi ci proviamo. Perché a volte una bicicletta può salvare la vita di un bambino ed è quello che Cbm Italia vuole fare: salvare vite.

Se poi mi chiedete se tra bici e corsa non sto forse un po’ esagerando con lo sport, alla veneranda età di trentacinque anni gli ultimi venti dei quali trascorsi prevalentemente nella nullafacenza, la risposta è sì.

Però ho scoperto che correndo, pedalando, sudando e buttandomi anima e corpo in nuovi progetti mi diverto. 

Così come lo faccio alla fine di ogni allenamento quando mangio pure i piedi del tavolo e mi sento sempre più orgogliosa di me, con Runtastic pronto a ricordarmi quanti km ho fatto, che sono sempre un po’ più di ieri.

 

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