Natural Wedding. Il nostro.

“Mi vuoi sposare?”

“Sì”

Così nel più classico dei modi, visto e rivisto nelle mie commedie romantiche preferite ma quando tocca a te l’emozione è unica.

Anche se poi per decidere una data è passato un po’ di tempo per mia pigrizia e non chiedetemi perché pensavo che organizzare un matrimonio fosse un’esperienza noiosa e tormentata allo stesso tempo, con racconti di spose prese dall’agitazione totale nei mesi precedenti. Invece mi sbagliavo, è stato divertente e bellissimo e lo capivo mano a mano che si succedevano uazzap e hangout (Grazie Anto!), man mano aggiornavo il file excel con le attività da fare (sì raga sono una tipa ordinata e organizzata), anche quando a fare l’addio al nubilato mi ci hanno quasi costretta perché io non volevo nulla che fosse assimilabile al concetto di matrimonio e una cena tra noi quattro è stato quanto di più meraviglioso potessi desiderare.

Non ne ho scritto sui social e nemmeno qui sul blog, tutto si è svolto nella vita di tutti i giorni con le persone a me più vicine e temo a un certo punto di essere stata una di quelle spose che parla solo del giorno del matrimonio, ripensamento sul vestito a countdown già iniziato compreso – emergenza fortunatamente rientrata – ed è strano per una che ha deciso di aprire un sito e per certi versi di mettere in piazza parte della propria vita. Ma è stato più forte di me. Una cosa per me troppo intima per essere svelata in anticipo. Anche se leggendo alcuni miei articoli di questi mesi, oppure osservando miei like si poteva notare una chiara tendenza verso il wedding mood.

Del resto è stata intima anche la cerimonia. Quaranta persone o poco più il totale degli invitati. La celebrazione in comune. E un ricevimento che tutti seduti in un tavolo unico sembrava più un pranzo della domenica ed è esattamente così che lo volevamo.

Il 7 maggio, forse uno dei pochi giorni di sole di questo mese che abbiamo scelto perché uno dei più belli dell’anno, in cui salici sono verdissimi e così lo sono i prati e il buffet di frutta e la torta potevano essere preparati con le prime fragole di stagione.

Il tocco natural era nelle partecipazioni in carta semi, nelle bomboniere di lino dell’Unicef, nei vasetti di fiori sulla tavola che gli ospiti poi si sono portati a casa (con alcune ombrellifere a cui non ho saputo resistere), nel bouquet fatto di ranuncoli, camomilla, rosmarino e menta, nella scelta di indossare un maglioncino di cotone con applicati fiori fatti a mano da scarti di stoffa invece che i classici corpetti, nel trucco e nel parrucco che ho fatto da sola nonostante le resistenze di molti, nel ristorante immerso nella natura della campagna nei dintorni di Chiaravalle che sì siamo Milano anche se non sembra, nelle portate che ho fatto in modo fossero preparate con materie prime di stagione e italiane.

E quindi mi sono sposata.

Mi è piaciuto e rivivrei altre mille volte quella giornata magica, così come il viaggio a cui dedicherò un post a parte, e rivivrei altre mille volte tutta l’atmosfera che si è creata nel periodo precedente, fatta di complicità con lui e tra donne, aspettative, confidenze, consigli, prove di vestiti, messaggi su uazzap, foto – per quando alla prova non puoi venire – e allegria e amore e lacrime e emozioni che è tutto quello di cui avevamo bisogno.

 

Ricevimento: Locanda Chiaravalle Altra Cucina

Bomboniere: Unicef

Partecipazioni: “Semi Ami Mi Pianti” Bianco Sposi

Fiori: Fioraio Bollettini

Il mio vestito: Claraluna Sposa

I fiori applicati sul maglioncino: Cristina Caffi 

Scarpe: Sergio Rossi che ho scelto perchè tra i brand che hanno creato una Green Carpet Collection

Ristorante dell’addio al nubilato: Risoelatte

Le foto di questo post sono state scattate dagli ospiti. La foto del tavolo l’ho fatta io in uno di rari momenti in cui sono riuscita ad avere il telefono tra le mani.

Le foto sono state realizzate da Tania Caruso non solo fotografa ufficiale ma prima di tutto un’ amica.

 

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